Scheda Progetto

Parking Longea

Anno: 
2013
Luogo: 
Moena, TN
Incarico: 
Concorso di idee
Stato: 
Concorso

Localizzazione e scopo del bando. Concorso indetto dal comune di Moena (TN) per la realizzazione di un parcheggio e un ponte in località Longea. Obiettivo del bando è quello di liberare il centro abitato dal traffico veicolare, restituendo maggiore vivibilità ai cittadini e ai turisti che visitano la località durante tutto l’arco dell’anno, attestando un parcheggio di scambio nell’ingresso nord di Moena e un ponte per collegare la ex statale con la parte nord-ovest del paese.

 

Concept funzionale. Il sistema dei parcheggi è concepito come un nodo d’ingresso nella rete dei percorsi territoriali del Comune. Esso s’innesta su una struttura di percorsi esistente (uno stradale e uno pedonale) orientati nord-sud.

Ottimizzandone le caratteristiche, anche al fine di contenere i costi e migliorare la sostenibilità dell’intervento, il sistema riorganizza su due quote diverse il nodo di scambio auto-pedone. Il flusso veicolare si arresta sui parcheggi (successivamente iniziai la zona a traffico limitato), mentre quello pedonale, incontrato lo snodo, prosegue nella sua sede originaria, lungo l’ex strada statale.

La diversificazione raggiunge più obiettivi. I percorsi veicolari non hanno interferenze con quelli pedonali nei punti più delicati di manovra (accesso agli autosilo), hanno una sede e una segnaletica a loro dedicata che evita la ridondanza di informazioni. Allo stesso tempo i turisti, iniziano immediatamente la propria esperienza di visita accedendo agli spazi sottostanti attraverso una scala interna al silo. Dal livello dei percorsi pedonali non è percepibile il livello stradale, dunque le auto e le manovre, ma uno spazio accogliente e misurato, dove anche i materiali non sono più quelli stradali ma sono pensati per avvicinare alla naturalità e ai tempi più lenti del luogo e della esperienza pedonale.

La sua concezione è dunque quella di luogo di passaggio, caratterizzato da una successione di spazi a quote differenti, con dimensioni e relativi ruoli diversificati. In essi si trovano i servizi minimi per un luogo di transito: un info point, un punto di bike sharing e i servizi igienici

L’obiettivo è quello costruire una porta d’ingresso al paese bella, accogliente e funzionale, un accesso dunque e non un punto di arrivo. La proiezione del progetto è infatti tutta tesa al servizio del territorio e del centro urbano che devono essere la vera meta del turista e non possono, e non devono, essere sostituiti o surrogati dal sistema dei parcheggi.

Lo snodo si completa con un ascensore (panoramico) che collega verticalmente il livello stradale, quello dei percorsi pedonali e quello alla base dei parcheggi. In questo modo l’innesto sui percorsi pedonali viene sdoppiato, uno alla quota stradale e uno alla quota del torrente (sul tracciato di uno dei percorsi esistenti). Entrambi i percorsi permettono di raggiungere Moena. Il raggiungimento del letto del torrente è importante sia per connettere la porta di accesso al paese con il futuro sistema di mobilità meccanizzata previsto dall’Amministrazione, sia per agevolare e integrare in un unico sistema la bella area pianeggiante prossima all’acqua immediatamente a ridosso del centro storico. Quest’area ha le potenzialità per offrire spazi di qualità per gli abitanti di Moena e per i turisti e occorre progettare la sua attrezzabilità in tal senso.

 

Concept e generazione dello spazio. Il progetto degli autosilo è articolato in quattro volumi. La realizzazione di un minore volume edificato, resa possibile dalla tecnologia dell’autosilo, e l’articolazione di questo in più edifici permette una composizione del progetto mirata a garantire un’alta integrazione col contesto esistente, migliorando la compatibilità paesaggistica e al contempo dando la possibilità di generare spazi di qualità per le persone.

Il volume viene scomposto in quattro più piccoli, con un controllato carattere di verticalità, che ricostruiscono un crinale artificiale, interagendo col profilo montuoso retrostante per generare percorsi, accessi, spazi per brevi soste. I volumi non sono dunque solamente più piccoli di quanto sarebbero potuti essere ma la loro articolazione spaziale ne rende più leggera la presenza e l’immagine. Il crinale è ricostruito dall’opera, che non si nega ma cerca relazioni col contesto. Essa si pone quindi come snodo di transito, fa delle relazioni e dei percorsi il tema di generazione degli spazi, sia lungo la percorrenza nord sud, sia facendosi carico di gestire anche la risalita tra il torrente e la strada.

I volumi si distaccano dal crinale roccioso quanto basta per ospitare il percorso di pedonale, la cui gestione in quota avviene per mezzo di scale ricavate sempre sullo scarto tra il muro di contenimento stradale e i volumi autosilo. L’articolazione spaziale degli autosilo produce una sequenzialità degli spazi, definendo il tema dello spazio di transito e producendo compressioni e dilatazioni improvvise che relazionano gli spazi più protetti al paesaggio montagnoso. Gli spazi dunque variano non solo dimensionalmente, sia in piano che in quota, ma anche nella spazialità, nell’atmosfera, anche acustica e visiva, che essi sono in grado di produrre, attraverso l’espressività dei materiali proposti.

I colori del calcestruzzo riprendono i toni prevalenti delle emergenze rocciose del territorio e la scelta linguistica della finitura dei casseri lignei visibili riprende la verticalità degli alberi della vallata. La scala del linguaggio architettonico affidato al materiale calcestruzzo è quella del territorio, la più semplice, la meno elaborate, fatta per grandi campiture piene.

Gli spazi colonizzati dalle persone invece sono tutti trattati con toni più caldi, quelli del legno, la cui linearità trova contrappunto nelle doghe stampate sul calcestruzzo, sul filo di una continuità che lavora per sottili distinzioni: è come se le doghe, dapprima stampate, segno di un processo avvenuto, ora prendessero vita e calore, riportando la scala del dettaglio a quella umana. Spazi e tempi sono misurati e più lenti, con conseguente aumento dei dettagli di finitura. Tutti gli spazi alla scala umana sono colonizzati attraverso l’uso del legno per piani di calpestio, parapetti e per rivestire tutte le nicchie che ospitano i servizi.

La qualità è costruita e ricercata attraverso tutti gli elementi sopradescritti.

 

Ponte-sottopasso. Il ponte-tunnel riassume la sua funzionalità nell’idea formale dell’oggetto unitario, che emerge dal crinale ovest per poggiarsi su quello est. Il linguaggio architettonico e la composizione sono studiate unitariamente ai volumi di parcheggio al fine di evitare variazioni, ridondanza e episodicità di un sistema tunnel + ponte che avrebbero nuociuto dal punto di vista dell’inserimento paesaggistico. Essendo inoltre escluso il collegamento pedonale lungo il ponte-tunnel col quartiere Ischia, composizione e linguaggio aiutano a comprendere immediatamente che si tratta esclusivamente di un percorso carrabile, esattamente come accade nei volumi di calcestruzzo degli autosilo destinati a ospitare al loro interno le sole auto.

 

Sostenibilità del lungo periodo. Il progetto sottende un’idea di sostenibilità pensata come sviluppo nel lungo periodo, o sviluppo duraturo. Un’idea che si oppone a un approccio troppo semplicistico di spasmodica ricerca dell’ultimo ritrovato tecnologico, che spesso sottende durabilità limitate e rinnovamento continuo. L’idea è quella di dare luogo a processi a impatto limitato, utilizzando materiali a costo moderato, che diano risultati misurabili in decenni e che non richiedano interventi continui o cicli di vita troppo brevi. La smontabilità e la rimovibilità sono solo un’immagine della sostenibilità, perché i processi che necessitano per la loro attuazione sono comunque energivori. Si è pensato quindi di proporre un piccolo complesso di edifici durevoli, pensati perché il loro ciclo non sia quello di costruzione-smaltimento-riciclo ma costruzione-riuso.

Il concept del progetto prevede la realizzazione, per singolo edificio, di un involucro strutturale di calcestruzzo armato e di una struttura intelaiata interna di acciaio. All’involucro sono affidati i compiti statici e di protezione dall’esterno, al telaio interno il compito di colonizzare la scatola muraria per garantire i servizi richiesti. A questo proposito la scatola muraria è concepita come un sistema nervato, con delle parti strutturali passanti e un’unica superficie muraria di c.a. a vista, questa struttura è capace di supportare differenti colonizzazioni nel tempo. La soluzione proposta risponde alle logiche del parcheggio richiesto e dei servizi annessi, ma s’inserisce sua una matrice strutturale pensata per potersi evolvere. Le potenzialità future di colonizzazione della medesima struttura portante sono garantite dalla stessa semplice concezione che ha generato l’assetto attuale.

In sostanza si distingue tra struttura e funzione e al termine della vita (funzionale) dell’edificio non si pone, come unica alternativa la demolizione e lo smaltimento ma la necessità (e l’opportunità!) di un suo ripensamento e ricolonizzazione.

Inoltre la tecnologia del calcestruzzo consente ormai non solo di limitare gli impatti, considerando l’intero processo produttivo, ma anche di applicare gli esiti delle ricerche relative alla tecnologia dei materiali, come ad esempio il riutilizzo di inerti di smaltimento.

L’autosilo meccanizzato consente di ospitare il numero di auto richieste con un minore ingombro volumetrico (circa il 30% in meno rispetto a un analogo parcheggio multipiano da 242 posti) con conseguente forte risparmio nei costi di costruzione, tralasciando le già citate considerazioni sulla sostenibilità paesaggistica. L’assenza delle persone all’interno degli edifici permette un notevole risparmio negli dispositivi di sicurezza antincendio e protezione. Inoltre la movimentazione automatizzata delle auto annulla l’emissione di gas di scarico dentro l’edificio e, così facendo, consente l’immediato spegnimento dei motori all’ingresso nel parcheggio. Infine i costi gestionali sono sul medio periodo inferiori rispetto a quelli di un parcheggio custodito ordinario.

Le coperture dei volumi autosilo possono essere utilizzate per la produzione di energia elettrica da fotovoltaico, permettendo l’installazione di un impianto da 145 kW su una superficie di circa 800 mq.

 

Progetto della visibilità. Il progetto propone la realizzazione di un logo e di una conseguente immagine coordinata, alle diverse scale di applicazione e utilizzo. Il logo riassume le forme e la composizione dei volumi parcheggio in un’immagine semplice e facilmente memorizzabile. Il turista che arriva sul posto ha così la possibilità di percepire immediatamente familiarità col sistema della mobilità di Moena, non solo riscontrando identità tra il logo già visto e utilizzato sulle applicazioni per dispositivi mobili, ma anche facilitando l’individuazione del silo assegnato.

E’ particolarmente importante curare l’immagine coordinata del progetto, specialmente perché gli autosilo saranno la prima immagine che Moena offrirà di sé ai turisti. Con questo obiettivo è stato elaborato un logo (e un pay-off) capace di comunicare alle diverse scale di utilizzo, dall’applicazione per dispositivi mobili all’oggetto architettonico. Il logo partecipa alla definizione degli accessi ai piani carrabili degli autosilo, caratterizzando in maniera semplice e diretta il livello dei percorsi veicolari rispetto a quelli pedonali e assegnando un nome agli edifici, dentro un unico e coerente linguaggio architettonico.