Scheda Progetto

Museo XV-XVIII

Anno: 
2013
Luogo: 
Cividale del Friuli, UD
Stato: 
Concorso

Il progetto propone la riqualificazione dello spazio pubblico attraverso un unico filone tematico che sviluppa una riflessione profonda sul tema della guerra. L’ex area ferroviaria diventa perciò la sintesi di un viaggio, una lenta trasformazione da spazio per il viaggio a spazio per la riflessione. Da macchina dello spazio a macchina del tempo.

Localizzazione e scopo del bando. Concorso d’idee indetto dal Comune di Cividale del Friuli (UD) per la riqualificazione urbanistica e architettonica dell’area del ex Stazione ferroviaria al fine di ospitare il Museo storico della Prima Guerra Mondiale 1915/1918.

Edificio storico. L’edificio dell’ex stazione ferroviaria costituisce il cardine del sistema degli spazi pubblici. La sua destinazione d’uso a sede del Museo della Grande Guerra è particolarmente interessante perché consente di sviluppare un percorso affascinante che si intreccia col valore dello stesso edificio. La stazione è trasformata in macchina espositiva.

Composizione. La scatola nella scatola. L’intervento propone la riconversione dell’impianto tipologico della stazione a museo, senza alterarne la sua intima ossatura muraria. L’edificio viene conservato nella sua integrità, sia di facciata che di struttura. L’unica variazione concessa, che diviene identitaria per la trasformazione, è la rimozione dei solai intermedi. Con questo fatto la trasformazione tipologica ha inizio poiché la stazione cambia, da edificio ad attraversamento trasversale, al solo piano terra, in edificio a percorrenza longitudinale e su due livelli. Lo spazio interno a doppia altezza, cellula per cellula, diventa il tratto identitario del museo e ne consente il pieno dispiegamento delle potenzialità espositive. Per la realizzazione di questo intervento dal punto di vista tecnico si è realizzata una scatola interna alla scatola muraria esistente. Questa struttura, di c.a. faccia a vista è pensata per irrigidire la struttura muraria esistente. Il tema della scatola, del guscio chiuso, è alla base di tutto il processo compositivo, che riguarda anche i due limitrofi costruiti ex novo.

La storia dell’edificio. Si ritiene di fondamentale importanza il mantenimento dell’impianto murario esistente e del generale assetto della banchina ferroviaria che ha, per tanto tempo caratterizzato l’area, coordinandone la crescita fino a oggi. Inoltre l’edificio in sé, inserito di un progetto di valorizzazione più generale del suo impianto, racconta una storia importante e interessante: quella dell’Italia post unitaria. Questa storia non deve andare perduta e si intreccia per mille rivoli con la stessa storia della Grande Guerra. La scatola nella scatola sopra accennata mette in luce un messaggio importante, di continuità storica e allo stesso tempo di trasformazione. Le bucature chiuse dalle velette di calcestruzzo sono una chiara negazione dell’identità passata, complessivamente la prima che viene percepita, e allo stesso tempo, il primo segno della nuova identità visibile già da fuori. L’esperienza si completa definitivamente solo all’interno, quando lo spazio rigenerato e profondamente trasformato diviene percepibile.

Complesso museale (edificio storico+ nuovi edifici). Il museo si articola in tre edifici coordinati dal medesimo sistema di allineamenti dell’impianto ferroviario. I nuovi edifici completano il linguaggio duro, di negazione, che già si intravede dalla scatola muraria dell’edificio storico. Essi sono ciechi verso l’esterno e si aprono completamente l’uno verso l’altro, generando uno spazio raccolto e familiare a dispetto della loro immagine severa. L’impatto scenico è notevole e l’uso del calcestruzzo a vista è particolarmente adatto alle tematiche trattate, sia per i rimandi linguistici con le fortificazioni militari tipiche della guerra di posizione, sia per le realizzazioni ferroviarie. L’uso del logo a scala architettonica costituisce un forte segno di identificazione e qualificazione urbana. I due volumi nuovi costituiscono parte integrante, dal punto di vista funzionale, del museo, garantendo i servizi di biglietteria, bookshop, caffetteria e servizi igienici. Da essi è inoltre possibile attendere la partenza della navetta per le visite sul territorio.

Edifici didattica. Per gli edifici compresi tra Viale Libertà e Via Carlo Alberto è prevista la ristrutturazione e rifunzionalizzazione. Essi potrebbero ospitare il polo didattico del museo, con aule per gli studenti e per i visitatori e un settore, da realizzare in uno dei due edifici, completamente dedicato all’archivio storico.

Demolizione bar esistente e servizi annessi alla stazione. Il progetto propone di integrare in un unico intervento il bar esistente a fianco alla stazione, assorbendo la sua volumetria nel calcolo della proposta progettuale. La demolizione e integrazione porta a un risultato compositivamente e paesaggisticamente più adatto a un’ex area ferroviaria.

Illuminazione interna. La scatola di c.a. realizza l’occlusione di tutte le aperture dell’edificio storico, permettendo di ottenere uno spazio a luminosità controllata artificialmente, ideale per gli allestimenti complessi. Il controllo della luce è quindi un dato di base del progetto architettonico, ma si è proposto qualcosa di più, illustrando le potenzialità emozionali di allestimenti che facciano uso di strumenti multimediali, con l’uso di suoni, luci e proiezioni all’interno di una macchina scenica vera e propria. Un modo di raccontare la guerra e le sue più ampie ricadute, coinvolgendo il visitatore al di là della semplice consultazione di una collezione.

Network museale. Dalla scatola chiusa, alla scatola aperta. Il museo è una macchina di comunicazione e di istruzione pubblica. Questa definizione originaria del museo è ancora attuale e non si traduce affatto nello schema del museo classico, con serie infinite di teche, sale espositive e pareti ingombre di oggetti. Il museo è stato organizzato come una macchina espositiva complessa e articolata, pur nel rispetto della scala dimensionale assegnata. Senza voler quindi competere con i grandi istituiti museali delle metropoli, questo progetto prepara il terreno per la creazione di un network culturale estremamente interessante e realistico. Gli spazi espositivi ampi, a tutta altezza, con grandi pareti libere, con luce controllata, oltre alla collezione permanente selezionata, permettono allestimenti diversificati. Si possono prevedere mostre tematicamente attinenti alla Grande Guerra o anche ibridazioni interessanti, sulla base di esperimenti già avviati dai principali istituti museali europei. Si lascia perciò libera qualsiasi opzione, compresa quella di ospitare esposizioni su altre tematiche, per le quali la collezione permanente farebbe fondale. Si sottolineano però le grandi potenzialità del tema della guerra in sé, e della Prima Guerra Mondiale in particolare. Allargando appena il campo dagli immediati fatti storici avvenuti sul territorio, la prima guerra moderna ha avuto profonde influenze sulla cultura e sulla società europea: dalla storia dell’arte alla politica. Un vero e proprio crinale culturale.

Progetto grafico e immagine coordinata. Si evidenzia nelle tavole una sezione dedicata alle proposte grafiche per un’immagine coordinata del sistema museale. Le scelte di linguaggio grafico sono affini a quelle dello stesso linguaggio architettonico, che rendono estremamente visibile il sistema. Il logo ideato per il museo è utilizzabile sia alla scala architettonica sia a quella del merchandising più minuto, senza perdere di forza comunicativa. Altra relazione tra il costruito e il virtuale è dato dalla proposta per l’homepage del sito web del museo, nel quale è evidente la trasposizione digitale delle nicchie espositive in caselle di contenuti di approfondimento, menù tematici etc.

Spazio pubblico. La proposta progettuale tratta lo spazio pubblico in maniera unitaria, riallacciando i fili tra parti disaggregate di strade, slarghi, parcheggi e spazi pedonali. Il progetto fa dunque da connettore, e lo fa attraverso due ordini di intervento. Il primo è la strutturazione dello spazio aperto attraverso luoghi chiave che sappiano coordinarlo. Il secondo è la trattazione unitaria delle pavimentazioni, che rendono riconoscibile il sistema con discrezione.

Il Museo, cioè il complesso museale costituito dall’insieme dell’edificio storico, della caffetteria, dei servizi e del bookshop/biglietteria, oltre a caratterizzare un luogo di sua stretta pertinenza, è indubbiamente il fulcro del sistema e, come detto, non poteva essere altrimenti. La capacità attrattiva dal punto di vista turistico non è in discussione, così come il livello dei servizi offerti, ma ci sono considerazioni paesaggistiche che vengono prima di quelle strettamente economiche e funzionali. Il valore dell’edificio delle stazione non risiede tanto nella sua qualità architettonica, e tanto meno nel valore artistico della sua facciata, quanto nel suo testimoniare ancora oggi, con la propria presenza una lunga parte di storia che ha segnato Cividale e la costruzione dello Stato Italiano. Tutta l’area aveva per fulcro la stazione, tutta l’area potrà avere per fulcro, costruito e funzionale, il Museo. Questo complesso, da solo riempie di senso un grande spazio vuoto, lo coordina e lo tiene assieme sotto ogni profilo, non ultimo quello del significato. Allo stesso modo, ma su scale differenti, si realizzano sottosistemi d’influenza, coordinati spazialmente dal grande oggetto di acciaio, nel caso del memoriale e dai due edifici del polo didattico nel caso dello slargo tra Viale Libertà e Via Bottego.

Collegamenti navetta con Caporetto e con i siti di guerra sul confine. Nella testata est della banchina dell’ex stazione, in prossimità del parcheggio di servizio al complesso museale, è prevista un’area di sosta per autobus. Questa fermata, lungo il nuovo bypass stradale cittadino ha due obiettivi: permettere a eventuali linee cittadine di creare una fermata “Museo” e avere un punto di partenza per la visita guidata ai siti della prima guerra mondiale sul territorio. Questo tipo di servizio di fatto è un’estensione dell’attività museale che va oltre il singolo edificio. La prima guerra mondiale ha avuto la peculiarità di incidere profondamente il territorio, non solo sulle carte politiche ma anche materialmente sul terreno. Le trincee, le fortificazioni sono parte fondamentale per una reale conoscenza del conflitto e di ciò che ha significato. Un sistema di visite guidate che faccia capo al sistema museale appare perciò irrinunciabile.

Sistema piste ciclabili territoriali. Il progetto propone il recupero materiale e di significato della vecchia linea ferroviaria a scartamento ridotto che collegava la stazione ferroviaria di Cividale e Caporetto. I tracciati ferroviari, infatti, si prestano alla riconversione in pista ciclabile in virtù delle pendenza controllate necessarie allo scorrimento dei convogli. Inoltre lungo la linea è possibile recuperare gli edifici ancora esistenti a servizio del tracciato e riconvertirli in spazi espositivi, ostelli etc. Nonostante la dismissione dei binari, infatti, il tracciato è ancora visibile e può costituire un solida ed economica base per la realizzazione di una pista ciclabile trans-nazionale. Tale percorso avrebbe ancora una volta la valenza di estendere le potenzialità del museo come istituzione culturale e volano economico, andando ben oltre i confini del proprio edificio. Su progetti come questo inoltre c’è la possibilità ottenere finanziamenti europei per l’integrazione e il superamento dei nazionalismi.

Memoriale. L’area retrostante l’ex Stazione ferroviaria è dedicata alla memoria della guerra. Delle guerra come fatto umano. Né per esaltare con glorie ovattate la grandezza delle gesta militari, né per condannare la sua disumana devastazione. L’idea è quella di testimoniare. Testimoniare un fatto umano, di miseria, ma profondamente radicato nella storia. Testimoniare e dare voce a quanti quelle scelte subirono. Solo questo. Ricordarne l’eccitazione della massa, l’orgoglio di sentire di fare “il proprio dovere” per poi ritrovarsi soli, in fondo a una strettoia dalla quale non è più possibile tornare.

Attorno è una spianata, l’infinito dei mondi possibili, la moltitudine della massa. Uno spazio dilatato, scandito dalle sole linee a terra. Davanti alla stazione una scelta, una strettoia di lamiera, quella e non tutte le altre.

Un relitto del tempo, lamiere pesanti arenate. Treno, cannone, acciaio, macchinismo. Un frammento per testimoniare. Una banchina d’attesa di un treno che non arriverà più. Acciaio che colma di senso una stazione ormai fatta per viaggiare nel tempo e non più nello spazio. Una banchina d’attesa per pensare.