Scheda Progetto

Isolato 17

Anno: 
2010
Luogo: 
Macomer, NU
Co-progettisti: 
Ing. Davide Fancello
Stato: 
Concorso

Localizzazione e scopo del bando. Concorso indetto dal comune di Macomer (NU) per la riqualificazione della piazza dell’ex mercato civico e dell’area sottostante compresa tra le vie Uguaglianza, Lombardia e Sardegna.

 

Evoluzione storica. All’altezza dell’attuale Piazza della Vittoria, prima della Grande Guerra, il Corso Umberto curvava verso nord per uscire rapidamente dal centro abitato e proseguire verso Sassari, non era presente, come logico, nessuna Piazza dedicata ai caduti della prima guerra mondiale, ma nemmeno il varco destinato all’imbocco di via Sardegna. L’attuale corso, al tempo Strada Reale, costituiva il primo limite ovest del centro abitato, definendo un asse di percorrenza esterno al nucleo consolidato, differente per funzione e dimensioni dal resto della trama viaria. Il medesimo tracciato ferroviario odierno era già presente dall’ultimo quarto di secolo dell’800 e costituiva un limite potenziale all’espansione ovest. Fino alla seconda Guerra Mondiale l’espansione fu indirizzata verso nord, attestandosi sul lato est del Corso Umberto, fino a raggiungere l’area delle stazioni ferroviarie e la limitrofa prima area industriale di Macomer. L’apertura del varco appena sopra piazza della Vittoria e la successiva realizzazione del cavalcavia aprirono la possibilità di una espansione adeguata alle necessità post belliche, superando il limite della ferrovia e dando inizio all’espansione che ha portato all’assetto attuale. Il cavalcavia ha costituito quindi la via di comunicazione preferenziale con la città nuova e ancora adesso costituisce una via di attraversamento diretta di tutto il centro abitato in direzione est-ovest e uno snodo fondamentale della viabilità cittadina. L’apertura del cavalcavia permise l’espansione subito a ridosso dell’edificato attestato lungo il Corso. Centro di questo piccolo sistema di transizione fu il Mercato Civico che dal punto di vista spaziale, architettonico – identitario e funzionale riempì di senso quello che sarebbe stato un semplice attraversamento ferroviario.

Ultimo tassello dell’evoluzione fu l’abbattimento del Mercato Civico, seguente al suo degrado progressivo negli anni.

 

Una cerniera fondamentale. L’evoluzione storica mette in luce il ruolo decisivo assunto dal sito di progetto nel coordinare lo sviluppo di Macomer. Dal punto di vista della sola viabilità si evidenzia la confluenza nell’area delle strade principali di accesso alla Città: il Corso Umberto I e II che costituiscono gli accessi più diretti da sud (Nuoro e Cagliari) e da nord (Sassari), via Sicilia, che raccoglie parte degli arrivi da sud e la stessa via Sardegna, che attraversa tutto l’abitato con un tracciato lineare fino al Corso. Punto centrale e allo stesso tempo di confluenza dei flussi esterni, il quartiere di Sant’Antonio e l’area cimiteriale con l’omonimo quartiere di Santa Maria. L’area ha col tempo costituito un fondamentale tassello del tessuto urbano, permettendo il superamento della linea ferroviaria a ovest e garantendo così continuità all’espansione di Macomer negli anni sessanta. Non di meno il Mercato Civico ha contribuito a rafforzare l’espansione, garantendo però un equilibrio tra la città nuova e il nucleo storico.

Se nel complesso l’intera area ha funzionato e funziona tuttora come snodo viario si deve segnalare l’assoluta esclusione dal sistema delle aree libere dell’isolato 17. Esclusione determinata senza dubbio dall’assetto proprietario dell’area e fortemente favorita dallo stesso cavalcavia. La gestione del salto di quota fra via Piemonte e Piazza della Vittoria ha richiesto infatti la creazione di un gran riporto di terra che, conformato come un grande muraglione, ha di fatto escluso le aree più basse dell’isolato 17, chiuse fra esso e la ferrovia. Esse rimangono accessibili da Via dell’Uguaglianza e da via Toscana ma certamente tutto il sistema soffre della chiusura rispetto alle parti più dinamiche e integrate del tessuto urbano soprastante.

 

La situazione attuale. La situazione attuale dell’area di progetto presenta una forte disomogeneità nei caratteri architettonici e negli assetti morfologici e urbanistici, frutto di interventi parziali e successivi, per lo più slegati fra loro. Anche l’intervento di presunta riqualificazione attuato sulla piazza mostra in realtà tutta la sua debolezza nei risultati e, a bene vedere, nelle stesse premesse. La piazza è il risultato della demolizione del Mercato Civico. La miopia del progetto stava nell’aver considerato il Mercato Civico come il problema dell’area e non la sua stessa ragion d’essere. Questo fatto si è manifestato in tutta la sua limpidezza quando l’edificio storico è stato demolito. La piazza risultante ha mostrato la pesante insufficienza delle sue quinte, le facciate dei palazzi che vi si affacciano. La sensazione che permea la piazza allo stato attuale è di vuoto, vuoto spaziale certo, ma soprattutto di significati e in definitiva di senso.

L’isolato 17 si compone di 4 nuclei edificati e di un grande vuoto interstiziale articolato fra essi. Provenendo da Piazza della Vittoria l’inizio del vuoto urbano coincide anche con la diramazione stradale di accesso al garage ricavato sotto la piazza. Sull’area sono presenti gli accessi di diverse attività commerciali e di servizio, oltre che di rimesse private delle abitazioni.

 

Linee guida del progetto. Importanza del progetto, correttezza del segno, ma anche orto come risorsa contro il consumo sfrenato e poi luce, luce come segno, come materia capace di visualizzare il vuoto, di dargli un’anima. Senso.

Il progetto si incardina su due principi fondamentali: realizzare un progetto unitario e integrato per piazza e isolato; estendere il ruolo di cerniera urbana dell’area, garantendo spostamenti fluidi verso tutte le direzioni, accentrando e intercettando funzioni e risorse. Partendo da quello che è presente si cerca di attuare uno scambio fra le caratteristiche proprie delle due aree: la piazza esporta il suo disegno e le sue funzioni ricreative, le aree libere dell’isolato 17 esportano verde verso la piazza. Il risultato è un disegno continuo, un passaggio fluido dal costruito denso alle aree più verdi prossime al Viale Santa Maria.

La strategia punta tutto sul recupero delle aree residuali con un equilibrato insieme di vuoti e pieni, di verde e volume, integrando le funzioni e ricercando nel reciproco rapporto una possibile evoluzione. La proposta ha l’ambizione di proporre un metodo che possa essere esteso alle altre, numerose aree residuali (o da recuperare) di Macomer, frenando l’inutile espansione e investendo nella ricucitura dei tessuti, urbani e sociali, migliorando la qualità del costruito e della vita.

Il progetto propone una riqualificazione della piazza, dal punto di vista spaziale, funzionale e sociale. Si prevede la sua estensione e fluidificazione fino a passare gradualmente a via dell’Uguaglianza e sfumare in un sistema di verde pubblico sviluppato come orto urbano, integrando assieme le notevoli potenzialità aggregative dei servizi offerti nelle due aree.

 

Il vuoto come tema progettuale. Dal vuoto come risultato non cercato al vuoto come ipotesi di progetto. Il tema del vuoto si presenta in tutta l’area di progetto, non solo nella piazza ma anche nell’isolato 17, un vuoto quest’ultimo, di risulta, originato da mancate costruzioni e successive demolizioni. Un vuoto compatto e svilito quello della piazza, uno residuale e sfilacciato quello dell’isolato 17. Da queste considerazioni preliminari si svilupperanno due declinazioni dello spazio vuoto differenti e complementari nell’insieme del progetto urbano. Il vuoto della piazza si manifesta non semplicemente come l’assenza di qualcosa, tantomeno come l’assenza del Mercato Civico, ma come l’assenza di un significato, di un senso capace di sostituire la narrazione sedimentata nel tempo da un edificio così importante per la Città. Da questa assenza occorre ripartire, ripartire da una rielaborazione dello spazio vuoto della piazza, come la rielaborazione di un lutto, un modo per segnare una perdita ma anche per indicare una prospettiva, un percorso di uscita, scovando nell’assenza il seme delle infinite possibilità che essa stessa apre.

Il tema del vuoto ricorre anche nelle aree libere destinate ad accogliere gli orti, affermazione di un senso del limite che frena gli impulsi insensati di edificazione purchessia. Un vuoto che si riempie di relazioni sociali, un modo per rendere partecipi le persone nella gestione della cosa pubblica, per legare intimamente i luoghi e chi li abita.

 

Una nuova architettura multifunzionale. La struttura proposta non mira a riempire il vuoto della piazza, non si costituisce come pieno ma è un’interpretazione spaziale del vuoto stesso. L’obiettivo è quello di rigenerare lo spazio, riempirlo di significato, non per forza di materia. L’architettura proposta gioca tutto il suo ruolo nella generazione di uno spazio nello spazio, essenzialmente e sottilmente cesellato lungo i cambi di prospettiva e percezione. La struttura si configura come un nastro chiuso, che delimita una sorta di recinto, quasi totalmente aperto alla base. La dualità del sistema delle viste è voluta, massima permeabilità visiva con viste orizzontali per dare continuità all’assetto spaziale della piazza, e deciso cambio di prospettiva alzando lo sguardo, invogliati dalla configurazione interna ellittica ascendente aperta verso il cielo, dall’interno del recinto. Questo cambio di prospettiva (abbinato al cambio di linea, da quelle dure del nastro esterno a quelle raccordate e circolari del nastro interno) segna il confine tra i due spazi, la piazza e la piazza interna, e tra due percezioni. Dall’interno, alzando gli occhi al cielo si esalta la quinta superiore della piazza, quella mai ammirata fino in fondo, quella certamente più variabile e dal maggiore potenziale espressivo: il cielo. Questa vista viene valorizzata dalla pulizia della visione, l’anello è infatti studiato appositamente per escludere dalla vista le facciate dei palazzi circostanti, lavorando ancora una volta su un netto cambio di percezione e prospettiva. La vista viene accompagnata dalla luce che cade su raccordi sinuosi interni, verso l’alto. Lo spettacolo può essere ripetuto anche la notte e per questo motivo l’illuminazione è stata scelta regolabile e priva di supporti verticali. L’interpretazione del vuoto in un’architettura costruita riversa in sé anche altre esperienze sensoriali tipiche del territorio. La ricerca della luminosità interna, ascendente, trova la sua origine nell’apertura delle inaspettate radure in un bosco, un cambio di prospettiva netto, nella monotonia del paesaggio alberato fitto. Ancora, la spazialità degli altipiani, con la vista che corre a perdita d’occhio interpretabile in una suggestione di spazio vuoto fuori scala per l’uomo.

Questo tipo di concezione spaziale, che si dilata inaspettatamente, che genera spazio nello spazio, che va al di là dei confini fisici intuibili, ricalca la concezione di fondo del ruolo di cerniera, capace di tenere insieme non solo un’area ma di estendere il suo potenziale ben oltre i suoi limiti materici. Lo si vede anche negli allestimenti, che per via della continuità visiva curata ad altezza d’uomo, si accentrano sotto la struttura, per poi diffondersi nel resto dell’area, lambendo il Corso stesso. La struttura risponde anche a esigenze funzionali e pratiche, garantendo ombreggiatura e, soprattutto permettendo la copertura temporanea dello spazio interno con una semplice tensostruttura di forma ellittica.

Così facendo questa nuova architettura per la piazza si presenta come multifunzionale e flessibile, capace di ospitare allestimenti tra i più diversi ma anche di rappresentare adeguatamente una porta di accesso alla città, un punto di riferimento anche per i turisti. L’idea di raccogliere esperienze spaziali e sensoriali nel territorio per riversarle nell’interpretazione del vuoto della piazza apre uno scenario interessante di vetrina del territorio. La superficie interna si presta bene ad accogliere suggestioni, interpretazioni artistiche del territorio rese attraverso video proiettati sulle superfici interne. Far veder scampoli di territorio può fare da eccellente catalizzatore di esperienze turiste altrimenti improbabili. Inoltre la stessa chiave artistica può permettere interessanti ricadute sull’area, unendo conoscenza del territorio alla cultura, beni materiali e immateriali legati insieme dall’esperienza artistica.

Dal punto di vista strutturale si suggerisce una struttura reticolare in acciaio o alluminio, rivestita di pannelli metallici (o anche di altro tipo, per esempio polimerico), in modo da massimizzare robustezza, velocità di realizzazione e al contempo ridurre al minimo il peso.

 

La nuova piazza. La piazza risulta rigenerata dalla nuova architettura, che ne riqualifica lo spazio, aggiungendo quella variazione interna inaspettata capace di arricchire un’esperienza altrimenti carente. Si è puntato alla sua estensione, in parte giocando sulla conformazione ad arena che ne sacrifica molto le dimensioni e in parte estendendo effettivamente ex-novo al sua superficie. Dove è stato possibile le gradinate sono state eliminate, raccordando le pendenze e ampliando la vista e le possibilità di spostamento. Si è deciso di estendere la pavimentazione, mantenendo il disegno attuale (che guida anche il progetto degli orti urbani), anche nella sede stradale di via Sardegna, per superarla e definire un nuovo belvedere che si affaccia sugli orti sottostanti. La sede stradale sarà indicata da illuminazione a terra e protetta da spartitraffico o paletti laterali.

Questa nuova espansione, oltre a consentire un netto incremento di superficie, amplia percettivamente lo spazio e facilita il nuovo raccordo fra la parte alta dell’area di progetto e l’isolato 17. Questo nuovo raccordo è sia visivo sia pedonale, attraverso un sistema di rampe che digradano verso l’area di accesso al garage. Il sistema delle rampe permette anche di avvicinare alla piazza una grande quantità di piante ad alto fusto altrimenti non più piantabili per via del garage sottostante. Questo tipo di verde si dirada verso gli orti, trasformandosi in verde produttivo. La facilità di collegamento verticale è potenziata anche dall’interno del garage con un ascensore, il cui arrivo, come quello della scala a chiocciola è coperto dalla struttura a recinto proposta per la piazza che in quel punto fa da tettoia. Infine si dota tutta la superficie di sedute “social network” dotate di presa elettrica per l’alimentazione pc e che permetterà di sfruttare la connessione wi-fi pubblica. Le stesse sedute si presentano anche come vasche di terreno e permettono di potenziare il verde della piazza fino ad oltre il 100% dell’esistente, aumentando le occasioni di sosta e relazione sociale.

 

Proposta per l’isolato 17. Il sistema è pensato come naturale prolungamento della piazza verso la parte sud di accesso alla città e verso l’area cimiteriale e il nuovo parco belvedere di Viale Santa Maria. Le aree libere dell’isolato 17 costituiscono un vuoto urbano di notevole dimensione che contengono in sé molteplici possibilità evolutive. Si tratta quindi di un’area ad elevato potenziale, con tanti problemi di degrado, scarsa qualità dell’edificato e articolazione spaziale non lineare, con conseguenti problemi per la viabilità interna. Il primo intervento deve avvenire sul piano urbanistico, ridefinendo la forma dei nuclei costruiti e di conseguenza degli spazi aperti pubblici. Tuttavia, chiarite le linee guida del progetto, si esclude l’area come riserva di massiccia edificazione, optando per una semplificazione delle forme attuabile con la costruzione di un nuovo volume tra i nuclei attestati sulla via Sardegna, esclusa l’area di accesso al garage. La soluzione si propone quindi di risolvere un problema di assetto dell’edificato e al contempo di proporre una strategia di recupero degli spazi residuali che miri ad un equilibrio fra l’edificato e il vuoto da destinare a spazio pubblico e a verde. Trattandosi di un’area centrale della Città si suggerisce quindi il potenziamento dei servizi sociali del Comune, costruendo delle residenze a canone d’affitto agevolato. Le restanti aree libere, ridimensionate e semplificate nella forma, sono ora decisamente più gestibili e possono accogliere un proporzionato sistema di orti urbani. Il sistema prevede la gestione della pendenza con un sistema di terrapieni realizzati tramite muri a secco in gabbia metallica, che delimitano vasche di terreno di media profondità atte a ospitare gli orti. Il disegno urbano prescelto deriva da una espansione formale della piazza, che così, si estende a tutta l’area. Le bande orizzontali che ne derivano aiutano a gestire in maniera ordinata le pendenze, garantendo un sistema urbano di orti e di vialetti efficiente e molto fluido nelle percorrenze. Agli orti si accede tramite vialetti pubblici, di tanto in tanto dimensionati come piccole piazzette dotate di piante ad alto fusto e di panchine.

Si realizzano un numero di orti elevato, fino a 60 parcelle da 35 mq, dimensionati opportunamente per garantire una produttività media annua tarata su un nucleo familiare di 1-2 persone. Si prevede la proprietà pubblica di tutta l’area e la cessione in affitto delle singole unità produttive. In questo modo si generano introiti extra per il comune, capaci di assorbire la manutenzione ordinaria. Il muro in rete metallica garantisce anche una veloce installazione dell’impianto idrico e di illuminazione, secondo le esigenze.

 

Aspetti sociali. Il progetto propone un sistema di opere che mirano ad attirare, attivare e sostenere le relazioni sociali a diversi livelli. Tutto il sistema ricerca le relazioni fra i vari livelli del progetto, garantendo dei capisaldi di funzioni diversificate ma puntando soprattutto alle relazioni fra essi. Si hanno così attrattori per le diverse fasce d’età e organizzazioni spaziali in grado di far fronte alle più diverse esigenze, mirando sempre all’incontro e mai all’esclusione. Si è tenuto conto in particolare del tessuto sociale cittadino, ma ovviamente nel sistema di relazioni rientrano anche turisti e studenti fuori sede che possono trovare ognuno un motivo di utilizzo del sistema urbano proposto. Gli orti propongono un tipo di verde pubblico diverso dalle consuete eleganti e dispendiose sistemazioni alle quali ci hanno abituato le amministrazioni italiane. Un verde condiviso e ad alta valenza sociale. Un verde pubblico gestito e curato dagli stessi cittadini che in questo modo condividono aspettative e progetti, instaurano legami e scambiano conoscenze.